La conoscenza della cybersecurity tra le competenze più richieste

Le competenze invecchiano rapidamente e il cambiamento tecnologico costringe tutti a utilizzare strumenti e metodi sempre nuovi. Per questo diventa indispensabile aggiornarsi e acquisire nuove competenze. Chi non riesce ad adattarsi rischia di limitare le proprie opportunità di crescita professionale a meno che non ricorra a percorsi di formazione specializzata (reskilling e upskilling).
“In un mercato del lavoro caratterizzato dall’integrazione massiccia dell’Intelligenza Artificiale e da modelli organizzativi ibridi, il concetto di employability non indica più soltanto cosa sa fare oggi un lavoratore, ma la sua capacità di evolvere domani. Il valore di un profilo professionale si misura sempre più nell’equilibrio tra hard skills tecnologiche e power skills umane”, spiega Donatella Giovanetti, Senior Client Partner di LHH, società parte del Gruppo Adecco – specializzata in servizi di consulenza HR e gestione del talento lungo l’intero talent journey.
“Tra le competenze più richieste dalle aziende rientrano: la capacità di interpretare i KPI e di prendere decisioni basate sui dati, indipendentemente dal settore, dal marketing alle risorse umane; la conoscenza della cybersecurity: con il lavoro da remoto e in cloud, la protezione dei dati è diventata una responsabilità di ogni dipendente, non solo dell’IT. Inoltre, con l’abbondanza di contenuti generati dall’IA, saper filtrare le informazioni, verificarne l’accuratezza e valutare gli scenari in modo critico sono competenze molto richieste dalle aziende. Con Internet of Things (Iot) il perimetro aziendale è ‘esploso’: non c’è più un unico ufficio da proteggere, ma migliaia di punti di accesso che richiedono competenze specifiche per essere messi in sicurezza. Il settore della cybersecurity sta dunque offrendo opportunità lavorative estremamente interessanti con stipendi in media più alti rispetto ad altri ambiti IT e con opportunità di carriera”, aggiunge Giovanetti.
Nella sesta edizione del report Global Workforce of the Future 2025 di The Adecco Group sono stati intervistati 37.500 dipendenti in 31 paesi e 21 settori per esplorare la visione dei lavoratori su IA, riprogettazione del lavoro e aspettative di carriera. I risultati evidenziano che l’IA amplia le capacità dei lavoratori: quasi tre quarti riferiscono che l’IA ha già cambiato, o cambierà presto, le competenze e le attività richieste nei loro ruoli. Dal report emerge inoltre che, sebbene il 76% preveda che l’IA creerà nuovi posti di lavoro e il 70% si aspetti una riprogettazione delle mansioni, il 23% teme la perdita della propria occupazione. I lavoratori sembrano accogliere con grande favore i cambiamenti introdotti dall’intelligenza artificiale: il 77% dichiara che l’IA ha permesso loro di svolgere compiti che prima non erano in grado di portare a termine senza l’accesso a questa tecnologia. Questo è un dato positivo, poiché quasi i tre quarti affermano che l’IA ha già cambiato – o si aspettano che cambi – le attività che svolgono e le competenze richieste per il loro ruolo. Ancora una volta, il 77% dei lavoratori ribadisce che l’intelligenza artificiale consente loro di eseguire task che prima, senza di essa, sarebbero stati impossibili.

