il 55% della Gen Z prevede una trasformazione della propria carriera

I professionisti della Generazione Z stanno riscrivendo le regole del mercato del lavoro, allontanandosi dai percorsi tradizionali per abbracciare carriere flessibili, guidate dall’Intelligenza Artificiale e basate su molteplici fonti di reddito. A rivelarlo è una nuova ricerca condotta da International Workplace Group (IWG), leader globale nelle soluzioni per il lavoro ibrido e negli spazi di lavoro flessibile con brand come Regus, Spaces e Copernico.
L’AI cambia le regole: il 55% della Gen Z prevede una trasformazione della propria carriera
L’Intelligenza Artificiale è il motore di uno dei cambiamenti più profondi nel modo di vivere e lavorare degli ultimi decenni: con l’AI che gestisce e automatizza sempre di più i compiti tecnici e ripetitivi, intere funzioni lavorative si stanno rimodellando in tempo reale. In questo scenario, i giovani lavoratori si stanno allontanando dal classico modello di carriera lineare, al suo posto si fa strada quella che viene definita “carriera portfolio”, ovvero un approccio dinamico che combina un’occupazione principale con attività secondarie (side hustle) e progetti imprenditoriali.
Di conseguenza, mentre le mansioni routinarie vengono sempre più delegate alla tecnologia, le capacità prettamente umane – come creatività, collaborazione, adattabilità e leadership – acquisiscono un valore sempre maggiore. Un dato confermato dai responsabili delle risorse umane: il 90% ritiene che non dare priorità a queste capacità rappresenti un rischio per l’innovazione, mentre il 65% sottolinea come l’AI non possa in alcun modo replicare l’empatia umana e il 53% evidenzia come la leadership rimanga una prerogativa unicamente umana.**
1 giovane su 3 punta alle “carriere portfolio” per incrementare il reddito
Piuttosto che affidare il proprio futuro a un unico ruolo o datore di lavoro, la Gen Z costruisce il proprio percorso professionale diversificando le fonti di reddito, al fine di mettersi al riparo dalle incertezze del panorama economico. Lo studio evidenzia infatti che il 33% dei giovani lavoratori ha già all’attivo o sta pianificando un’attività secondaria, spinto nel 48% dei casi dalla necessità di generare entrate extra per garantirsi sicurezza economica di fronte all’aumento del costo della vita.
Questa esigenza di stabilità finanziaria guida in modo decisivo le scelte legate all’occupazione principale. La retribuzione, infatti, si conferma la leva fondamentale per la mobilità di carriera: tra coloro che hanno cambiato ruolo negli ultimi tre anni (il 43% lo ha fatto due o tre volte in questo periodo), il 30% indica proprio la ricerca di uno stipendio più alto come motivo principale. La Gen Z, in sintesi, non si limita più a scalare le tradizionali gerarchie aziendali, ma adotta la strategia dei “salti di carriera” (career lily pads), muovendosi in modo mirato tra ruoli, settori e progetti per aumentare il proprio potenziale di guadagno e far fronte a impegni finanziari come affitto e bollette.
Il 65% della Gen Z rifiuta il pendolarismo
Per massimizzare le proprie opportunità di carriera, l’ottimizzazione del tempo a propria disposizione diventa essenziale. È proprio per questo motivo che il tradizionale e lungo pendolarismo quotidiano è ormai considerato un ostacolo. I professionisti desiderano lavorare vicino a casa, appoggiandosi a spazi di lavoro professionali e locali, sfruttando la tecnologia per collaborare senza sprecare ore preziose in viaggio. Non a caso, il 65% della Gen Z afferma che sarebbe meno propenso a intraprendere percorsi imprenditoriali o carriere multiple se costretto a lunghi spostamenti quotidiani.

