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Burnout, in aumento lo stress lavorativo

Cresce lo stress lavorativo. La sindrome del burnout dipende dalla risposta ad impegni professionali percepiti come pressanti e logoranti dal punto di vista psicofisico.

Il lavoratore potrebbe sentirsi impotente e schiacciato da situazioni lavorative che portano all’esaurimento fisico e cognitivo.  Fino  a pochi decenni fa lo stress legato allo svolgimento dell’attività professionale veniva sottovalutato, considerato quasi fisiologico.
Oggi, invece, il fenomeno del burnout  è molto diffuso e conosciuto. La causa è da ricercarsi nella vita frenetica della nostra società, fortemente orientata alla produttività che ci porta ad essere travolti da ritmi di vita insostenibili. Il burnout comporta esaurimento emotivo, depersonalizzazione, sensazione di alienazione dalle attività lavorative, nonchè la  riduzione delle attività lavorative.
I soggetti a rischio di burnout sono tutti coloro che svolgono professioni di aiuto quali medici, infermieri, psicologi ed assistenti sociali.  Secondo gli studi, infatti, essere sempre esposti all’ascolto delle necessità e  difficoltà degli utenti è un fattore molto stressante che può portare al burnout. Le variabili individuali che espongono maggiormente al rischio di burnout sono l’età, lo stato civile e le differenze di genere. Gli interventi di psicoterapia, come quello cognitivo comportamentale, migliorano la prognosi del burnout. E’ un percorso finalizzato a fornire al paziente informazioni dettagliate sul disturbo per aiutare il soggetto a conoscere e gestire la sintomatologia, favorire l’esame di realtà e ridurre le difficoltà sociali, cognitive  e psicologiche.
Alessandra Bisanti
Psicoterapeuta cognitivo comportamentale