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Opportunità lavorative

Lavoro, l’aspetto più importante non è più lo stipendio

I manager italiani  desiderano sempre più cambiare lavoro e non sempre per una questione di stipendio. A guidare le scelte dei leader di oggi c’è un fenomeno nuovo che potremmo definire dissonanza di carriera, ovvero la condizione nella quale un professionista continua a ottenere risultati, raggiunge gli obiettivi o viene riconosciuto per le proprie performance, ma non si riconosce più nel modo in cui il proprio ruolo viene esercitato. È il paradosso di una carriera di successo che, progressivamente, smette di essere percepita come propria e si concretizza in uno scarto crescente tra performance, valori e identità professionale.

I dati raccolti dall’Osservatorio di Hunters Group, società di ricerca e selezione di personale, nel primo semestre del 2026 mostrano una realtà inequivocabile: circa il 64% dei manager e degli executive dichiara che la principale motivazione al cambiamento di lavoro non è legata alla retribuzione o al job title, ma alla ricerca di un contesto organizzativo più coerente con il proprio stile di leadership e con la propria fase di vita. Non solo: per oltre il 70% dei candidati intervistati, l’aspetto più importante non è la RAL, ma la cultura aziendale, l’autonomia decisionale, la qualità della leadership e la sostenibilità del modello di business.

Questo trend emerge in una fase di profonda trasformazione del lavoro manageriale: l’accelerazione tecnologica, l’intelligenza artificiale e la crescente complessità dei mercati stanno ridefinendo il ruolo dei leader, spostando il valore sempre più dalle competenze tecniche alla capacità di interpretare il cambiamento, costruire relazioni e guidare le persone.

“Se volessimo riassumere questa situazione con una sola frase – precisa Joelle Gallesi, managing director di Hunters Group – potremmo dire che i manager, oggi, non desiderano necessariamente cambiare azienda, ma desiderano svolgere il proprio lavoro in modo diverso. Siamo di fronte a un cambiamento culturale che supera i concetti già noti di great resignation o quiet quitting, legati a un certo livello di disimpegno e disaffezione. La dissonanza di carriera colpisce i professionisti più performanti e integrati che non fuggono dal lavoro, ma chiedono di potersi riconoscere nuovamente in ciò che fanno. L’intelligenza artificiale e la velocità dei processi aziendali stanno accelerando una transizione che è prima di tutto umana: i manager non cercano più soltanto di fare carriera e scalare i vertici, cercano contesti nei quali il proprio contributo intellettuale, decisionale e relazionale continui ad avere un valore distintivo. Le imprese che non sapranno offrire questa coerenza rischiano di perdere, nel breve tempo, la propria linea di comando”.