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Boom di dimissioni dal lavoro

I dati relativi al 2025 presentati recentemente a Palazzo Lombardia disegnano una mappa inequivocabile di una disparità di genere nel mercato del lavoro italiano. A livello nazionale, a fronte di 59.770 provvedimenti di convalida di dimissioni, la quota che grava sulle spalle delle lavoratrici madri è pari al 68% (40.628 casi), mentre i padri si attestano al 32% (19.142 casi).

La Lombardia si conferma la regione col numero più elevato di dimissioni a livello nazionale, registrando 13.114 provvedimenti complessivi (contro gli 8.523 del Veneto e i 6.009 dell’Emilia-Romagna) mentre, entrando nel dettaglio lombardo, la polarizzazione di genere emerge con forza matematica: ben 8.542 dimissioni riguardano le madri, a fronte di 4.572 padri.

Ciò che differenzia drasticamente i generi non è solo il volume, ma la traiettoria causale. Infatti, se per le madri le cause principali risiedono nella carenza di servizi per l’infanzia e difficoltà di conciliazione (46,4%), seguite da problemi organizzativi e rigidità aziendale (32,6%), per i padri il motivo prevalente è il passaggio ad un’altra azienda (62,3%) alla ricerca di migliori condizioni economiche.

Il dato più emblematico della rigidità del sistema è rappresentato dalle 1.648 richieste di part-time o flessibilità respinte dai datori di lavoro: il 91,4% di questi rifiuti ha colpito proprio le madri. La transizione alla genitorialità agisce quindi in modo opposto: per gli uomini è un acceleratore di mobilità economica ascendente, per le donne un imbuto di esclusione forzata.

Transilienza: quando la scelta obbligata diventa un passaggio evolutivo

Dinanzi a questa oggettività numerica, l’approccio naturopatico sistemico invita a compiere un salto quantico, invitando a decodificare l’evento “dimissione forzata” secondo le leggi biologiche e dei sistemi complessi.

In un sistema integrato individuo-famiglia-lavoro, quando l’ambiente esterno esaurisce la propria plasticità e si irrigidisce (rifiuto del part-time, assenza di supporto locale, organizzazioni non flessibili) l’organismo umano entra in una condizione di sovraccarico. Il tentativo di “tenere tutto insieme” consuma progressivamente la Vis Medicatrix Naturae, l’energia vitale profonda, portando a stati di esaurimento che minacciano la salute psicofisica ed emotiva e la capacità del corpo di rigenerarsi.

In quest’ottica, la scelta apparentemente “subita” delle dimissioni non è solo un atto sociale da denunciare, ma un meccanismo biologico di protezione. Il sistema si ritira da un ambiente disfunzionale per preservare l’omeostasi (equilibrio dinamico interno).

Dal punto di vista naturopatico sistemico, lo svantaggio patito può essere trasmutato attraverso il principio della transilienza: un concetto già presente negli studi sui sistemi complessi, oggi tornato al centro dell’attenzione perché descrive in modo preciso ciò che accade quando un organismo o un sistema attraversa una crisi. Infatti, mentre nel concetto di resilienza è insito “resistere per tornare come prima”, la transilienza, rappresenta la capacità di ristrutturarsi su un livello superiore di complessità, flessibilità e stabilità, integrando l’esperienza vissuta e trasformandola in nuova competenza.

Ed è proprio questo ritiro “forzato” che apre la porta alla transilienza.

L’allontanamento da un contesto lavorativo rigido interrompe il circuito vizioso e genera uno spazio vuoto fertile: un intervallo di decompressione in cui l’organismo può recuperare risorse, riorganizzare priorità e ricostruire un equilibrio più sostenibile. Questo vuoto non è assenza di valore, ma il terreno necessario per riprogettare una presenza professionale coerente con i propri ritmi biologici e con quelli della famiglia.

La transilienza, infatti, implica la capacità di trasferire intenzionalmente risorse, competenze, energie e comportamenti da un ambito o ruolo della vita a un altro trasformando la crisi in un movimento evolutivo. È un processo di integrazione: ciò che si è imparato nella cura, nella gestione della complessità domestica, nella regolazione emotiva, può essere reinvestito nel lavoro con una qualità nuova, più matura e più stabile.

 

Soluzioni realistiche: ribaltare la prospettiva per riconfigurarsi

Non possiamo sempre cambiare il contesto, ma possiamo modificare il modo in cui il nostro sistema interno risponde agli stimoli esterni, scegliendo intenzionalmente dove posare lo sguardo.

Applicato alla necessità di conciliare la sfera personale con quella familiare e professionale, significa che -senza per questo deresponsabilizzare un sistema sociale chiaramente ingiusto- esistono margini di sovranità interiore e trasformazione che dipendono dalla capacità del sistema interno di riorganizzarsi, grazie a tecniche di autoregolazione (es. respirazione diaframmatica consapevole, rilassamento neuro-muscolare, shinrin-yoku, meditazione), uno stile di vita salutare e l’attivazione di soluzioni concrete, focalizzate su prospettive uniche: creative e originali.

Innanzitutto, ribaltiamo la prospettiva: la maternità non è una linea d’arresto o una parentesi di fragilità, ma il più potente aggiornamento neurobiologico che il cervello femminile possa sperimentare; una vera e propria riconfigurazione sinaptica che sblocca competenze esecutive superiori, trasformando la capacità di cura in una palestra evoluta di gestione della complessità.

La maternità accelera biologicamente lo sviluppo di competenze sistemiche (es. gestione della complessità, problem solving simultaneo, economia delle risorse, prioritizzazione, empatia, rapidità decisionale, lungimiranza, visione olistica, intuizione). Canalizzare questo bagaglio in attività di consulenza o microimprenditorialità permette di operare in regime asincrono. La metrica del valore si sposta così dal “tempo passato in presenza” all’efficacia del risultato finale.

In biologia, la cooperazione tra organismi sfavoriti crea la simbiosi mutualistica, un sistema che prospera dove il singolo fallirebbe. Una soluzione realistica consiste nella co-progettazione di alleanze professionali tra donne che condividono la medesima condizione. Due o più professioniste con competenze complementari o identiche possono proporsi sul mercato come un’unica entità operativa integrata, strutturando e alternando autonomamente i turni di presenza e i carichi di cura. Questo annulla il rischio di isolamento economico, garantisce la continuità richiesta dal mercato e rispetta le necessità personali.

Inoltre, misure come il bando “Lombardia per le Donne” (5 milioni di euro di dotazione con rimborsi fino a 400 euro al mese per servizi di baby-sitting e cura) possono essere utilizzate come “fondo di incubazione personale”. Il tempo liberato grazie al contributo economico può essere investito nell’aggiornamento, nella formazione, nella ricerca del proprio ikigai, nella pianificazione di una carriera autonoma, nella selezione di aziende illuminate (es. provviste di certificazione per la parità di genere), ma anche nella progettazione di una carriera ciclica che si adatti alle diverse fasi della vita senza che in uno di quei cicli ci si senta sminuite o improduttive.

I dati lombardi del 2025 testimoniano l’urgenza di una profonda rivoluzione culturale. Tuttavia, nell’attesa che questa trasformazione maturi, la prospettiva naturopatica sistemica offre alle donne, alle madri e ai caregiver una visione e gli strumenti per sottrarsi al ruolo di vittime passive di un sistema iniquo. Rigenerarsi attraverso l’autoregolazione, adottare uno stile di vita salutare e attivare soluzioni inedite significa compiere quel salto evolutivo descritto dalla transilienza: la capacità di integrare la crisi, riorganizzarsi e crescere su un livello superiore di complessità ed equilibrio dinamico.

È la nascita di un nuovo paradigma in cui il lavoro non è più un binario rigido a cui adattarsi, ma uno spazio flessibile, ridefinito da chi -sapendo governare la complessità della vita familiare- possiede già tutte le competenze per guidare il proprio futuro professionale.

 

Claudia Barzaghi

Naturopata sistemica

infonaturopatia.com