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Scarse le competenze a gestire l’applicazione dell’AI

 

L’Intelligenza Artificiale entra con forza nell’operatività della media impresa italiana, ma occorre rilevare la sfida di gestirne le vulnerabilità, in particolare la sicurezza dei dati. È questo il quadro che emerge dall’Osservatorio Cineas – Prometeia 2026, l’indagine annuale condotta dal Consorzio universitario fondato dal Politecnico di Milano su un campione rappresentativo di 380 medie imprese italiane (fascia 50-499 addetti), con il sostegno di Allianz, Ardonagh Italia, Chubb, Reale Mutua, Zurich e VHV Assicurazioni.

“I dati dell’Osservatorio 2026 – precisa Massimo Michaud, presidente di Cineas – confermano che la trasformazione più significativa in atto è il passaggio della gestione del rischio da attività operativa a componente della governance aziendale. Tensioni geopolitiche, cyber risk, rischio climatico e svolta tecnologica non agiscono più come fenomeni isolati, ma si rafforzano a vicenda mettendo a dura prova le imprese. Pensiamo, ad esempio, alla chiusura dello Stretto di Hormuz: l’evento ha dimostrato che una singola crisi possa generare impatti a cascata sui costi dell’energia, delle materie prime come l’alluminio (15% dell’import UE), dei semiconduttori e persino sulla filiera agricola. I vertici aziendali e i Consigli di Amministrazione devono identificare i rischi esistenziali, ovvero quelli capaci di mettere a repentaglio la sopravvivenza dell’impresa e delle persone, ponendo in essere misure di prevenzione e mitigazione dei rischi”.

IA tra corsa all’adozione e deficit di competenze. L’indagine evidenzia l’accelerazione in corso: il 66% delle medie imprese ha già adottato o ha sperimentato l’AI (+6% sul 2025), con un utilizzo concentrato su produzione e automazione (28%), progettazione (24%), tracciamento prestazioni e test qualità (23%), customer care (21%) e sicurezza dei dipendenti (20%). I principali vantaggi percepiti riguardano soprattutto l’operatività interna dell’impresa: l’efficienza organizzativa (39%), la velocità di elaborazione dati (36%) e l’ottimizzazione dei processi (31%).

Dall’altra parte l’AI porta con sé nuove preoccupazioni: la sicurezza e la protezione dei dati in primis (31%), che supera quest’anno la paura della sostituzione del lavoro umano (29%), ed emergono le crescenti incertezze legali/normative (26%) e i costi di investimento (22%). Su tutto, si rileva il problema della preparazione delle maestranze: tra le aziende che utilizzano l’IA, solo il 13,5% ritiene di avere competenze perfettamente adeguate a gestire la loro applicazione e i rischi. Per colmare il divario, ci si concentra sulla definizione di policy interne di utilizzo (45%), e sull’aggiornamento delle competenze digitali (39%) digitali con l’erogazione di corsi di formazione (26%).

“L’adozione dell’Intelligenza diffusa nella maggioranza delle medie imprese, promuove i rischi tecnologici nella sfera strategica delle imprese e genera un’evidente complessità: l’adozione corre più veloce della disponibilità di competenze interne per gestirla. Emerge anche una perplessità nei confronti delle capacità dei fornitori esterni. L’IA non è ancora ben governata; richiede regole, supervisione umana nella consapevolezza che la responsabilità finale resta in capo alle persone e soprattutto a coloro che guidano l’impresa”.