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Cresce l’incertezza lavorativa

Di Claudia Barzaghi – naturopata

infonaturopatia.com

L’ultimo report presentato al “Lombardia Lab – Persone e Lavoro” lo conferma: l’incertezza lavorativa non è più un episodio temporaneo, ma una condizione strutturale. Il 69,5% degli italiani percepisce precarietà e oltre la metà segnala un calo del benessere psicofisico. In un contesto in cui la “sicurezza esterna” è sempre più fragile, diventa fondamentale rafforzare la sicurezza interna, ciò che lo psichiatra Paolo Pancheri definiva stress individuale: ovvero la modalità personale con cui ciascuno reagisce agli stimoli, in base al proprio terreno, alla propria storia e alle proprie risorse.

È qui che la naturopatia, intesa come approccio sistemico al benessere, offre strumenti originali e concreti per leggere, reinterpretare e modulare le risposte allo stress. Non si limita al sintomo, ma osserva l’ecosistema individuale (il modo unico in cui corpo, emozioni, ambiente, ritmi e relazioni interagiscono) e interviene attraverso pratiche di riarmonizzazione psicofisica ed emotiva, riequilibrio del terreno mediante il ripristino di corretti stili di vita, consigli nutrizionali e pratiche di autoregolazione.

L’obiettivo non è anestetizzare il disagio, piuttosto guardarlo negli occhi e trasformarlo in un alleato evolutivo.

 

Dalla paura del futuro alla presenza nel qui e ora

Il 59% dei lavoratori teme “il tempo che scorre”. Pancheri e, molto prima di lui, Siddharta il Buddha, ricordava che lo stress non nasce dagli eventi in sé, ma dal significato che attribuiamo loro. Quando la mente si proietta troppo avanti, il corpo interpreta il futuro come una minaccia e attiva la risposta di allarme.

Nell’approccio naturopatico sistemico, il primo passo è ricondurre la persona al presente, dove il corpo può ritrovare sicurezza.

Una pratica semplice ed efficace è la respirazione quadrata (o box breathing): si inspira per 4 secondi, si trattiene per 4, si espira per 4 e si trattiene di nuovo per 4. La simmetria del ritmo e le due pause aiutano il sistema nervoso a uscire dalla modalità di allarme e a ristabilire stabilità e presenza.

 

Nutrire la resilienza: il corpo come ecosistema

L’82,8% degli italiani mostra una buona capacità di gestire i feedback negativi. Ma la resilienza non è solo mentale: è un processo sistemico che coinvolge corpo, emozioni, relazioni, ritmi, abitudini quotidiane e ambiente.

La naturopatia sistemica considera il corpo come un ecosistema dinamico, in cui ogni elemento influisce sugli altri: tensioni muscolari, insonnia, irritabilità, difficoltà di concentrazione, ansia non sono nemici da combattere, ma richieste precise di aiuto.

Sostenere l’intero ecosistema psicofisico ed emotivo significa intervenire con azioni semplici ma mirate: corretto stile di vita, respirazione consapevole, alimentazione adeguata, pause brevi e regolari per interrompere il sovraccarico cognitivo, camminate lente -meglio se in natura- per ristabilire ritmo e ossigenazione, rituali di decompressione a fine giornata (scrittura, lettura, stretching, silenzio digitale), esposizione alla luce naturale per regolare i cicli biologici.

 

Ritrovare fiducia in se stessi e nelle proprie competenze

Il 92% degli intervistati è disposto a formarsi ancora, ma molti temono di non essere all’altezza. Secondo Pancheri, questa vulnerabilità allo stress nasce spesso da schemi interiori radicati: perfezionismo, iper responsabilità, paura del giudizio, che distorcono la percezione delle proprie capacità.

L’approccio naturopatico sistemico lavora proprio su questi schemi, aiutando la persona a riconoscere le proprie risorse e ad armonizzare il dialogo interno.

Strumenti utili in questo processo possono essere: imparare a distinguere tra fatti e interpretazioni, osservare i pensieri senza identificarvisi, chiedere feedback specifici per ridurre l’ambiguità, coltivare rituali che rinforzano l’autoefficacia, tecniche di integrazione corpo-mente.

Il successo: equilibrio in movimento

Per il 77,7% degli italiani il successo coincide con l’equilibrio tra lavoro e vita privata.

Nella visione naturopatica sistemica, questo equilibrio si chiama omeostasi: ovvero un processo dinamico, in continua evoluzione e adattamento tra richieste esterne e risorse interne. Un movimento costante, in cui il sistema cerca la miglior configurazione possibile per restare in equilibrio.

In questo percorso, l’ikigai nella sua accezione più pura -guarda ciò che è bello ed abbine cura- diventa consapevolezza. Camminare in un parco, curare una pianta, ammirare l’orizzonte, ascoltare il canto degli uccellini o gustarsi un buon caffè non sono gesti romantici, ma pratiche contemplative di regolazione profonda: ristabiliscono orientamento, riducono l’iperattivazione e riportano il corpo in uno stato di sicurezza. Sono modi semplici e concreti per ricordare al sistema nervoso che il presente è abitabile, che c’è spazio per respirare, che non tutto è minaccia, che possiamo sentirci al sicuro.