Addio allo stipendio riservato

Con il recepimento definitivo della Direttiva UE 2023/970 sulla trasparenza salariale, l’Italia segna la fine dell’era dello stipendio riservato. Attenzione però, non è vero che da giugno si potrà conoscere la retribuzione del vicino di scrivania, ma le aziende saranno obbligate a garantire la trasparenza salariale a tutti i propri dipendenti, eliminando dal principio eventuali disparità.
Valtellina Lavoro, società di ricerca e selezione che ha contribuito attivamente alla stesura del decreto attraverso un discussion paper presentato al Senato, lancia un monito alle imprese: la trasparenza non è un rischio burocratico, è un vantaggio competitivo immediato. Ed è in questo modo che la nuova direttiva va interpretata.
Il dato che cambia le regole: +30% di candidature quando la RAL è indicata nell’annuncio. I dati raccolti sul campo parlano chiaro: gli annunci di lavoro che indicano chiaramente il range retributivo registrano un tasso di risposta superiore del 30%. In un mercato dove il talento è scarso, l’opacità genera ansia e allontana i profili migliori.
“In oltre 25 anni di esperienza – spiega Valerie Schena Ehrenberger, CEO di Valtellina Lavoro – non abbiamo mai incontrato un’azienda che non avesse un budget in mente per una posizione. Il problema non è dire tutto, ma smettere di nascondere ciò che è già deciso. La trasparenza accelera i processi, riduce il turnover precoce e costruisce una fiducia che inizia ancora prima del primo colloquio e che, in un mercato del lavoro sempre più complesso, può davvero fare la differenza”.
Oltre la norma: la rivoluzione culturale. Il nuovo Decreto introduce obblighi stringenti che cambieranno il volto del recruiting in Italia: per prima cosa sarà obbligatorio indicare il range retributivo già nelle prime fasi del processo di selezione, sarà vietato chiedere lo storico retributivo dei candidati, e saranno introdotte sanzioni se il gender pay gap dovesse superare il 5%.
La check-list di autovalutazione creata da Valtellina Lavoro. La Direttiva UE 2023/970 sulla trasparenza salariale sta accelerando un cambiamento già in atto che pretende maggiore chiarezza su retribuzioni, processi di selezione e percorsi di crescita. Ma al di là della compliance normativa, la vera sfida è costruire sistemi coerenti, sostenibili e credibili nel tempo.

